Dreamtime Dance Magazine
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Editoriale
Dreamtimedancemagazine si mette un abito nuovo: dalla gelida periferia milanese è nata una redazione diversa e indipendente, per viaggiare nel mondo della danza, dal balletto al contemporaneo, dal teatrodanza al mixability, con uno sguardo curioso sull’incontro e la relazione tra le arti. Un magazine edito dall'Associazione Culturale Vi.d.A., produttore del Festival Internazionale Dreamtime: danza senza limiti, che della Mixed Abilities Dance ha fatto la sua bandiera.
Il nuovo magazine si avvale della collaborazione di affermati professionisti, Francesca Pedroni, critico di danza del quotidiano “Il Manifesto”, autrice e regista di documentari per Classica tv (canale 728, Sky), Manuela Binaghi, critico e giornalista per gli inserti del quotidiano “La Repubblica”, Valentina Bonelli, esperta di danza e cultura russa e critico per varie testate tra cui Vogue Italia, Silvia Poletti, critico e giornalista per la redazione toscana del “Corriere della Sera” e varie riviste specializzate. A questi e ad altri che verranno si affiancano nuove leve come Anna Colafiglio, che mira il suo interesse al teatro di ricerca e di confine, e Paola Banone, direttrice del festival Dreamtime, responsabile del magazine, ricercatrice che da tanti anni compie un lavoro mirato sul mixability e sulla relazione tra danza e sociale.
Direttore del magazine è Claudio Arrigoni, giornalista sportivo e commentatore dello sport paralimpico per Rai e Sky; testimonial dell'intera operazione è Anna Maria Prina, ex direttrice per 32 anni Scuola di ballo del Teatro alla Scala, personalità di spicco della danza italiana, coinvolta dal settembre 2011 nel lavoro con la Cie MixAbility Dreamtime.
Il magazine è un laboratorio in crescita che sta cercando la propria strada. Ogni giorno un piccolo passo verso la costruzione di un luogo dove parlare di danza, attraverso la scrittura critica ma anche videointerviste e corti inediti dove gli artisti si raccontano insieme alle immagini dei loro spettacoli. Le creazioni di coreografi di fama mondiale, nonché di autori di talento saranno protagoniste indiscusse del nostro operare.
Dateci il tempo di portarvi con noi.
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16/05/2012
Anticipazioni-
Torino, luoghi vari

Torna il festival Interplay

dal 16 al 25 maggio

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Dodicesima edizione per il Festival Interplay di Torino, diretto da Natalia Casorati: 15 prime nazionali, 3 prime assolute e tante novità. L’inaugurazione è al teatro Astra con l’israeliana Yasmeen Godder con “Storm End Come”, per proseguire a Palazzo Nuovo dal 17 con vari Blitz Metropolitani, eventi di danza urbana creazioni site-specific. Il 18 si torna all’Astra con Yuval Pick dalla Finlandia, tra gli italiani nel corso del festival ci sono Sciarroni, Ambra Senatore, Chiara Frigo. Un festival con nomi già noti e autori da scoprire in linea con lo stile puntato alla ricerca e al sostegno della creazione che anima da sempre il festival.
Programma completo su www.mosaicodanza.it
Nell'immagine il lavoro di Yuval Pick (foto Laurent Philippe)

16/05/2012
Anticipazioni-
Milano, teatro Strehler

Aterballetto in residenza

dal 17 maggio al 3 giugno

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Con tre programmi differenziati Aterballetto porta la danza italiana al Piccolo di Milano. Tre settimane per un felice accordo triennale che vede protagonista l’ottima compagnia di Reggio Emilia nonché Fondazione Nazionale della Danza nella capitale lombarda. Si comincia questo giovedì con “Romeo and Juliet”, coreografia di Mauro Bigonzetti su un’idea di Bigonzetti e Fabrizio Plessi, in scena fino a domenica. Un pezzo che ribalta la storia dei due amanti shakespiriani: il balletto inizia nella cripta con 10 Romei e 10 Giuliette per un titolo sul potere ineguagliabile dell’amore. Il 18, alle 16, è possibile assistere a una lezione aperta con i ballerini della compagnia (ingresso gratuito con prenotazione: comunicazione@piccoloteatromilano.it)
Gli spettacoli proseguono dal 24 al 27 con “Absolutely free” e “H+”, sempre di Bigonzetti, chiusura dal 31 al 3 con “Serata Stravinsky”: in scena “Les Noces”, una delle rivisitazione più belle firmate dal coreografo romano, il debutto di una nuova creazione e la rilettura di “Le Sacre”.
www.piccoloteatro.org

Nell'immagine "Romeo and Juliet" di Mauro Bigonzetti (foto A. Anceschi)

16/05/2012
Anticipazioni-
Firenze, teatro della Pergola

Novità a MaggioDanza

dal 17 al 20 maggio

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La compagnia MaggioDanza, rinnovata brillantemente nell’organico dal suo direttore Francesco Ventriglia, debutta in un nuovo dittico a firma prestigiosa. Apertura con "Four Temperaments" di George Balanchine, capolavoro del 1940 sui quattro umori dell’uomo, melanconico, sanguigno, flemmatico e collerico, un gioiello inossidabile del neoclassicismo, seguito da "Verklärte Nacht" su musica di Schönberg e coreografia di Susanne Linke. Artista cardine del teatrodanza tedesco con Pina Bausch e Reinhild Hoffmann, Susanne Linke firma per i ballerini del Maggio una prima mondiale, dando lustro a un repertorio in continua crescita.
www.maggiofiorentino.com

15/05/2012
Interviste-Corti
Introduzione di Anna Maria Prina

12 minuti con Martha Clarke di Francesca Pedroni


12 minuti con Martha Clarke from Francesca Pedroni on Vimeo.



Vasco Rossi alla Scala. E con un balletto dedicato all’universo femminile. Il rocker di Zocca ha cambiato pelle firmando, in una nuova veste classico-pop, musiche e drammaturgia de L’altra metà del cielo per il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. A dare forma al balletto è stata chiamata dall’America Martha Clarke, regista e coreografa, autrice negli anni Ottanta di gioielli del teatrodanza d’oltreoceano. Clarke lavora sul gesto quotidiano, sul movimento naturale, sull’assenza di enfasi nella semplicità. Un’esperienza teatrale nuova per i ballerini scaligeri. Molto applaudito dal pubblico, ma anche discusso, cosa ha lasciato L’altra metà del cielo al Corpo di Ballo della Scala? Tra immagini delle prove e estratti dello spettacolo la parola a Martha Clarke e alle tre protagoniste delle canzoni del Blasco: Sabrina Brazzo (Albachiara), Stefania Ballone (Silvia) e Beatrice Carbone (Susanna).

10/05/2012
Recensioni-Italia
IMAFestival 5 maggio 2012 Milano

Family Dress meets Paola Banone



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Paola Banone dichiara di lavorare con persone “originariamente abili” e da questa definizione occorre partire: se con “diversamente abili” si indica un nuovo paradigma laico che relativizza l’handicap, riportandolo ai contesti di vita e lavoro, la disabilità riletta come abilità originaria implica una posizione religiosa che assume il nascere come valore assoluto. Una fede quella di Paola Banone che guardando non al mistero della morte, ma al miracolo della nascita, apre la sua creatività a riflessioni morali, evoca immagini di unione, di relazione, di agape, supera la contrapposizione di spirito e corpo, esalta l’erotismo, produce un sentimento contrastante e indicibile, che solo la danza, arte di tutte le arti, riesce a dire. Ma per poterlo dire, la danza deve liberarsi da schemi coreografici predefiniti: nella performance che anima il Family Dress, l’improvvisazione fonde spontaneità e ricettività in gesti e figure che non fissandosi mai in forme cristallizzate, evitano la caduta retorica, la degenerazione del sentimento nel sentimentalismo. Si danza per danzare e così facendo si trasmettono verità naturali e spirituali. La danza della Banone celebra in tal modo un’esperienza di rinascita, diviene espressione amorosa e di fratellanza, focalizza la comprensione dell’esistenza sull’essere nato. Ma questa religiosità di puro naturalismo contiene anche una precisa valenza politica: e non solo perché condanna nel modo più drastico le aberrazioni eugenetiche e quella mescola di violenza e anarchia che connota la condizione esistenziale di tanti disabili, ma perché mette in luce le ambiguità di un certo pietismo e i limiti della fredda razionalità istituzionale di molte politiche sociali. Una sfida dunque, condotta attraverso la danza quale metafora della vita, per sradicare atteggiamenti e pregiudizi legati ad una visione tradizionale dell’handicap e per far comprendere come gli “originariamente abili” non debbano necessariamente appartenere ad una categoria svantaggiata, emarginata, dimenticata, ma possano proporsi come individui proiettati alla vita. Per dire che la disabilità non è una realtà predeterminata e immodificabile, ma una forma di esistenza autonoma da qualunque pregiudizio, in grado di esprimere molto più di quanto anche gli stereotipi più illuminati ci fanno credere. Per dimostrare insomma come il limite non risieda nell’handicap, ma in una concezione generalizzata che percepisce la disabilità come riduttiva e definitiva. La volontà, il desiderio di riscatto dei danzatori determina un ribaltamento radicale nello spettatore, costretto a porsi nuove domande sulla sua e sulla loro esistenza. Quali modificazioni possono infatti produrre nello spettatore forme di vita cariche di un’energia sconosciuta ai più? Quale diversa consapevolezza può nascere da un impulso talmente forte da mettere lo spettatore alle corde, confrontato all’alterità in modo così radicale ed empaticamente irreversibile da impedirgli fughe dai fatti o rese ai fatti? La performance non si chiude con risposte ultime sulla disabilità, né vuole oggettivare il fenomeno dell’handicap. Non ci sono leggi cui rifarsi. C’è bisogno invece di comprensione dell’altro e di convivenza umana. E l’incontro con i danzatori - singole individualità nell’atto di affermare piena fedeltà alla vita - comunica un messaggio etico, ribadiamo, né retorico né pietistico: quello di esistenze autentiche impegnate nella realizzazione dei loro progetti. Il tema di fondo rimane, ancora una volta, l’emozione di chi vuole trasmettere il sì alla vita, avendone colto il significato e la seduzione. 

Queste immagini sono scaturite da emozioni, dal cuore, mai come in queste foto l'occhio, a volte limitato, della macchina fotografica mi ha permesso di vedere oltre, oltre a quello che normalmente distratti vediamo, oltre quello che non vogliamo vedere. Spero con queste immagini di avervi dato gli occhi per vedere OLTRE.

Con affetto
Franco Covi


Mario Mattioda
05/05/2012
Recensioni-Italia
Teatro alla Scala: dittico Ashton Ratmansky

Gioia e passione per una serata di pregio



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Un dittico sopraffino, di quelli che restano a lungo negli occhi e nella memoria, è in scena alla Scala fino al 23 maggio. Si compone di un capolavoro degli anni Sessanta, quel “Marguerite and Armand” di Frederick Ashton, ideato per Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn, e del formidabile “Concerto DSCH”, firmato da Alexei Ratmansky su musica di Shostakovich.
“Marguerite and Armand” è un titolo esemplare: la storia della Dame aux Camélias di Alexandre Dumas concentrata mirabilmente in cinque quadri: dal prologo con Marguerite ormai morente, teatro di un lungo assolo di Armand, ai tre episodi centrali sulla vita della protagonista, costruiti come flashback, all’incontro drammatico finale tra i due amanti, preludio della fine di Marguerite. Musica di Liszt per una coreografia nella quale il binomio amore-morte, il dolore di una passione interrotta contro il desiderio, la rabbia del sentirsi traditi e la debolezza della morte incombente, vivono nella costruzione cesellatissima dei passi e degli sguardi, della strutturazione degli insiemi, fortemente cinematografici (come le scene di società), della partnership tra i due protagonisti. Alla prima a danzare i ruoli che furono di Nureyev e Fonteyn, Svetlana Zakharova e Roberto Bolle: ci sono piaciuti soprattutto nell’incalzare del dramma, nelle scene finali dell’Insulto e della Morte, nelle quali i due protagonisti si lasciano trasportare anche emotivamente dalla coreografia. Danzano ancora insieme martedì 8, il 10 tocca ai bravi Eris Nezha e Petra Conti, per chiudere il 18, 20 e 23 con Massimo Murru, che fu eccezionale nel ruolo di Armand ballato nel 2004 con Sylvie Guillem: lo vedremo in coppia con Emanuela Montanari.
“Concerto DSCH” è un balletto che chiarisce immediatamente un fatto: Alexei Ratmansky è un vero coreografo, un autore del nostro tempo con indiscutibile capacità di dare voce al movimento. Ricco nell’invenzione, non è mai scontato, sprona lo sguardo del pubblico con vivacità, perché non si riposa sul già detto, ma spinge i danzatori in disegni nello spazio ricchi di variazioni eppure decisamente fedeli a un segno in crescita. Dotato di una musicalità spiccata che lo fanno per certi versi accostare a Balanchine, Ratmansky fa suo il “Secondo Concerto per pianoforte” di Shostakovich. E’ una festa per gli occhi l’intrecciarsi del passo a due dei protagonisti, ancora Zakharova con un brillante e appassionato Eris Nezha (davvero meritata la nomina appena diventata ufficiale di primo ballerino), con il guizzo del trio principale, formato da Alessandra Vassallo (una ballerina in svettante crescita) insieme agli ottimi Antonino Sutera e Federico Fresi, nonché con le coppie del corpo di ballo. Balletto di grande gusto anche nel colore dei costumi che declina tra gli aranci e i blu e nella gioiosa mobilità tra il segno astratto che pare dominare all’inizio e la messa in gioco degli umori di coppia e di insieme, del maschile e del femminile. Nei cast del 18, 20 e 23 al posto di Nezha e Zakharova ci saranno Francesca Podini e Gabriele Corrado, nel trio sempre Fresi e Sutera, questa volta insieme alla brillante Stefania Ballone. Ratmansky firmò “Concerto DSCH” per il New York City Ballet nel 2008, dopo gli anni passati alla guida del Bolshoi: un successo che ora è entrato felicemente nel repertorio del teatro alla Scala.

Nelle foto: Svetlana Zakharova e Roberto Bolle in "Marguerite and Armand" di Frederick Ashton; Zakharova, Eris Nezha e il Corpo di Ballo della Scala in "Concerto DSCH" di Alexei Ratmansky (foto di Rudy Amisano) 

Video Marguerite and Armand/Concerto DSCH

Francesca Pedroni
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